La favola

-Ascoltando “Bright horses” di Nick Cave-

Non ho mai scritto una favola, ho sempre creduto di non esserne capace, una pagina piena, troppi pensieri in testa. Scrivo di me in questa storia, scrivo di te in questa storia. Possa io arrivare al tuo cuore possa tu essere custodita nel mio.
Per Rada. Tu mi scrivesti: “difendo il mio cuore come posso.”

La favola della strega e del cacciatore
Lei amava la foresta, e lei parlava che con gli uccelli.
E tutti i colori dei fiori brillavano nelle sue mani, lei sorrideva sempre, lei si costruiva una corona di fiori senza spine, lei correva sul prato coi piedi scalzi.
Nel villaggio tutti conoscevano quella ragazza dai lunghi capelli. Una ragazza con gli occhi profondi come la notte. Noi non sapremo mai la verità.
Era gentile e coraggiosa, conosceva tutte le piante della foresta, si bagnava nel ruscello nuda la mattina e cantava.
Non avrebbe mai ingannato il cervo, non avrebbe mai aizzato i cani contro altre bestie. Non avrebbe mai offeso nessuno. Non avrebbe mai preso un coltello per uccidere.
La cattiveria è umana. Il dolore è dappertutto nell’universo quando si manifesta un demone ad una creatura che scende la mattina al ruscello per bagnarsi. Noi non sapremo mai la verità.
Il confine tra il bene ed il male è sottile, è avvolto nella nebbia, ed il demone è trasparente come il vuoto, ma quegl’occhi lei non li avrebbe mai dimenticati, occhi.
Gli occhi del demone erano blu scuro come il mare in tempesta, senza pupille, negli occhi del demone c’era l’odio per quella fanciulla meravigliosa. Il demone la immobilizzò e la strappo’ a se stessa, la trascinò nella foresta e lei non tornò mai più al suo villaggio.
Svenne. Al suo risveglio, al mattino, riconobbe la propria disperazione, il suo corpo era ferito e svilito, i lividi erano costellazioni sconosciute gettate sulla pelle bianca e sporca di fango. Lei urlò forte, tutti gli uccelli urlarono con lei, noi non sapremo mai la verità.
La fanciulla si raccolse da terra da sola ed i suoi capelli diventarono rovi spinosi, camminò e perse l’istintivo sorriso, i denti diventarono pietre e le lacrime tracciarono solchi profondi dove l’odio cominciò a scorrere come il sangue nelle vene. Le sue dita diventarono artigli di ferro, le sue forme di donna svanirono come la rugiada al mattino dalle foglie nascoste dall’albero al vento.
Le nuvole coprirono il sole, e tutto divenne oscuro, la tristezza invase quella che prima era una landa gioiosa.
Lei odio’ così forte gli uomini, che il suo cuore si divise prima in due parti e poi si frantumò in mille pezzi. E lei giurò a se stessa “mai più” e poi odiò tutti gli uomini con la ferocia della belva ferita e cacciata, ed ingannò gli uomini e trafisse mille cuori con artigli e illusioni d’amore stampate come le pagine di un libro. In Europa le prime stampe. Eretici bruciati vivi e torturati. Persecuzioni, superstizioni. Ignoranza, paura, caccia ai poveri lebbrosi. Nessun paladino combatteva più per la libertà, noi non sapremo mai la verità.
Era forse rimasto qualcuno sano di mente? I resti dell’ultimo cavaliere errante, IO aveva combattuto e perso mille battaglie, una anche contro i mulini a vento, scambiati per giganti, IO non aveva più un cuore, veniva assoldato per cacciare streghe e demoni, e gli riusciva bene perché non conosceva la pietà.
IO era stato un cavaliere valoroso, fin da piccolo cavalcava il suo bastone con la testa di cavallo fatta di cartapesta. IO venne arruolato dalla Santa Sede per dare la caccia alle streghe, per lui era un lavoro come un altro.
Gli chiesero di partire verso Oriente, verso una terra sconosciuta dove una creatura demoniaca terrorizzava e uccideva tutti gli uomini che incontrava, che fossero cavalieri, mercanti o semplici viandanti. Anche i preti venivano rapiti e uccisi. Il popolo era terrorizzato credeva nell’esistenza del demonio. Intanto innocenti venivano torturati e bruciati nella pubblica piazza senza un giusto processo.

IO soffriva perché il suo cuore custodiva un terribile segreto. IO in quello scontro con quelle creature demoniache cercava disperatamente la sua redenzione e la sua amata morte.
IO viaggiò per settimane a cavallo alla ricerca della fanciulla demone che tutti chiamavano Lilith. Nessuno osava pronunciare il suo nome ad alta voce : Lilith!
Finalmente arrivò al villaggio, ed il villaggio aveva pochi vecchi, donne e bambini orfani di padre. Il capovillaggio accolse IO e spiegò gli eventi tragici degli ultimi tempi. (Ed il tempo non esiste, perché io mia Musa ti amerò per sempre, ma lo spazio ci deviderà per l’eternità, non essere pessimista). IO non ascoltava nemmeno, affilava la sua spada e dopo aver mangiato distratto da tutti i suoi pensieri si addormentò, ed IO nascondeva un segreto, e noi non sapremo mai la verità.

Il sogno di IO
Mentre dormiva nel giaciglio sgualcito dal dolore, viveva impassibile le pene d’amore, il suo segreto. In sogno una fanciulla meravigliosa dalla pelle bianca dagli occhi luminosi, dal grande sorriso e dai capelli fluenti e vivi come una cascata, gli apparve e lo chiamò: “IO vieni a me, ti aspetterò sulla sponda del ruscello che incontrerai dopo due ore di cammino nella foresta verso nord. Lì troverai una grande roccia a forma di cuore, io ti aspetterò.”
IO si svegliò la mattina ed il sogno era ancora vivido, ricordava la ragazza, il suo profumo, i suoi occhi profondi come la notte, quel sorriso, ed il suo invito al ruscello.
IO era arrivato in quelle terre per combattere il demone Lilith e ucciderlo, con un po’ di fortuna nello scontro sarebbe potuto morire anche lui. Ma non riusciva mai neanche a ferirsi durante i duelli con quei mostri deformi e demoniaci, IO non conosceva la paura. IO voleva morire e non ci riusciva, era il più perdente tra i vincenti.
La mattina partì all’alba e si diresse verso la foresta. Tutti gli uccelli cantarono insieme e lui ascoltò il canto malinconico di dolore e strinse nella mano l’unico pezzo di stoffa che per lui contasse veramente. La reliquia del Santo Amore per la sua donna. Noi non sapremo mai la verità.

Il sogno di Lilith
IO avanzava sul sentiero verso nord, la foresta era tenebrosa, il suo cuore era oscuro, la sua spada era pronta, non si sarebbe fatto ingannare, ma gli uccelli cantavano ed era una melodia triste e malinconica. E tutti i fiori non avevano i petali, e gli alberi avevano la corteccia strappata, ma nella foresta non c’erano orsi. Finalmente il ruscello, e dopo aver costeggiato le sponde per una buona mezz’ora, apparve la roccia a forma di cuore.
IO si guardò intorno, non c’era nessuno, però si sentiva qualcuno dietro la roccia fare il bagno e cantare. IO sfoderò la spada e strinse il pezzo di stoffa e girò lentamente intorno alla roccia.
Apparve Lilith, nuda di spalle, stava facendo il bagno, tutti i capelli bagnati raccolti in un’unica ciocca sulla spalla destra. IO si avvicinò a lei e disse: “chi sei tu fanciulla, qual’ è il tuo nome?”
Lei rispose: “tu conosci il mio nome”, e gli sorrise.
IO: “tu sei Lilith!”
Noi non sapremo mai la verità.
Lei girò la testa verso destra e la foresta divenne una massa deforme nera, poi alzò la mano sinistra con il palmo rivolto verso il basso, e la terra tremò e le radici uscirono come catene e strinsero IO, immobilizzando tutto il corpo. La spada cadde ma il pezzo di stoffa no, quello l’avrebbe trattenuto ad ogni costo .

La strega si avvicinò al cacciatore come un drago alla propria preda. Lo annusò, piantò i suoi artigli nella carne dell’uomo, sotto il cuore e poi sulla coscia e poi sul braccio e poi sulla pancia, ma nessuna delle ferite inferte fu mortale, ogni ferita era calcolata con pitagorica precisione. Lo abbandonò così tutta la notte, regalando un banchetto ai corvi spiriti dei defunti.
Al mattino la fanciulla tornò e IO la guardò negli occhi. Lei mutò come un serpente, la pelle divenne dura, i capelli rovi e le dita artigli. Lei urlò forte il suo nome. Lei urlò la sua disperazione. IO le chiese una carezza, lei non capì, lei urlò forte e pianse, IO le chiese di dissetarlo, lei non rispose ma prese l’acqua dal ruscello e fece bere il suo prigioniero. Lei urlò forte, IO perdeva sangue e le chiese di curarlo, e lei non capì ma raccolse tutte le piante che ricordava fidate guaritrici. Pulì le ferite e fece ritirare le radici ed IO cadde a terra.
Lilith portò IO nella capanna dove abitava nella foresta. Egli finalmente non stava bene, sentiva la vita scorrere via.
Lilith avrebbe voluto salvarlo, ma lui non voleva. Si sarebbe sacrificato per lei.
Ed i rovi tornarono ad essere capelli splendenti
E la pelle coriacea tornò ad essere bianca profumata e luminosa.
Ed i suoi occhi tornarono a splendere come soli.
E le sue dita non furono più lame, ma impararono ad accarezzare .
E dal suo corpo e dalla sua anima scomparvero tutti i lividi .
E lei sorrise in maniera istintiva ed IO esalò l’ultimo respiro e fece cadere la stoffa a terra.
E noi non sapremo mai la verità.

-Ascoltando “Waiting for you” di Nick Cave-