Poesia di Natale
Chiesa, bambini incastrati sulle gradinate, maestre coi polpacci grossi, indaffarate nei preparativi, il prete, i genitori schierati come un bel plotone d’esecuzione. Passeggiavo, da tempo, Dio non era per me una soluzione prospettabile per risolvere i problemi che mi tormentavano, non avevo risposte, Cristo l’unico vero Cristo, non avrebbe mai incontrato i suoi seguaci con i telefonini, iPhone 12 13 14 15 16 17 18… poi l’amica morte a braccetto e la croce.
I regali, i regalini, le cene, il vino, le ostriche, i bordelli aperti, i conti gonfiati, i poveri nei vicoli bui, i bambini meno fortunati, quelli che muoiono di fame, quelli che fanno i capricci, l’odio convenzionale. Cristo nasce, forse non nasce, forse è femmina, forse pesa 3 chilogrammi e 2, forse è rachitico, forse è biondo, forse è negro, sicuramente Ebreo.
Ed io che abbraccio la signora Americana, mi regala da mangiare per i gatti, e i gatti mi rubano l’anatra sul tavolo, ed io piango con lei e lei mi abbraccia e non ci rivedremo mai più, ed io la amo e lei ha gli occhi turchesi i capelli bruni la pelle bianca ed è nata a Maggio ed io la amo e non riesco a parlare, per quel che sento non esistono parole, e di parole ne conosco, ma la vorrei vicina e non la fermo e la lascio andare, e m’incammino dietro di lei con un ritardo calcolato, e la mia ex moglie viene da una famiglia manichea, e penso agli anglosassoni, e mi svuoto guardando il mare, soffro come un cane, soffro come Cristo, mi diverto a soffrire e punto i piedi giro la testa, e ci sono quei bambini che saranno schifosi da adulti che bombarderanno altri bambini innocenti, davanti la chiesa coi genitori con il cellulare. E penso alla morte e penso al Natale e mi disgusta il Natale e preferisco la sincera, apatica, naturale morte. Vagamente ironico nella mia disperazione, nella solitudine più cupa, nel silenzio di tomba.
Dormivo beato come un angelo sognando di consumare droghe ed un’oretta di Tai-Chi.







